Eric Abidal: storia di una vittoria contro il tumore

Tra gli innumerevoli episodi che la storia del “Clasico”, eterno palcoscenico di infinite sfide, battaglie, sfottò e colpi di genio tra Real Madrid e Barcellona, ci ha tramandato, verrà ricordata anche un’altra storia, una partita nella partita, tutta intima e personale, vinta, anzi stravinta da Eric Abidal.

Siamo agli sgoccioli del match, semifinale di ritorno di Champion’s League (per la cronaca finita 1-1 con qualificazione alla finale dei blaugrana dopo il 2-0 dell’andata), il Barcellona gestisce la palla, si aspetta solo il fischio finale e nella mente dei tifosi sembrano esser scongiurati altri clamorosi colpi di scena. Ma arriva l’ultimo, il più dolce, il più commuovente, quello che ti fa venire la pelle d’oca: Guardiola, fine allenatore, ma anche uno che cura e bada a questi aspetti “umani” (ricordiamo la dedica che fece a Paolo Maldini, appena vinse la Champion’s o i gesti di stima e rispetto nei confronti di Baggio quando giocò nel Brescia),da buon regista sentimentale prepara l’happy ending. Sa che è il momento giusto e ordina un cambio, inatteso: se ad uscire è il capitano Puyol, leader che solitamente abbandona per ultimo il terreno di gioco, intuisci che sta per accadere qualcosa di speciale, e il pubblico stupito del Camp Nou lo capisce e accompagna, con un boato assordante di applausi e di incitamenti, l’ingresso in campo del francese Eric Abidal. 46 giorni ed è nuovamente con le scarpette da calcio ai piedi. Solamente 46 giorni dopo l’operazione chirurgica necessaria per asportagli un tumore al fegato.

E’ il 15 marzo quando si diffonde la notizia e, rileggendo gli articoli scritti durante quel periodo, era impensabile immaginare e ipotizzare quanto poi è realmente successo. Sin da subito Eric riceve calorosi abbracci e numerosi attestati di stima da parte di tutto il mondo del calcio; la sua “famiglia calcistica”, il Barcellona, gli sta costantemente accanto (“mas que un club” è lo slogan inciso tra i seggiolini dello stadio) e insieme decidono che l’operazione va fatta immediatamente. Due giorni dopo, infatti, Abidal affronta la sfida più importante della sua vita, e non la gioca sul rettangolo verde, ma sul letto di una sala operatoria. Operazione che dura circa 3 ore, 180 min: lui che, prima nel Lione e poi con la camiseta blaugrana, ha vissuto spesso da protagonista partite di questa durata tra andata e ritorno, si gioca adesso i “suoi” 180 min, i più preziosi. E ne esce vincitore.Tutto passerebbe in secondo piano, chiunque si concentrerebbe su se stesso per recuperare serenità ed energie, ma Eric non molla per un istante l’idea di abbandonare il calcio.

Terzino silenzioso in campo, nelle sue proiezioni offensive ha condiviso quel lato sinistro del campo con giocatori quali Ronaldinho, Henry, Iniesta, Messi e Villa, e solo uno come lui, che ha voglia di correre, ha energia e fiato, può sentirsi in grado di essere valida spalla a questi signori del calcio. Anche questa volta ci mette il fiato e l’entusiasmo e ricomincia a correre e corre ancor di più, come un ciclista che intravede il traguardo e, tenendo basso il capo, capisce che non è il momento di rallentare e decide di pedalare forsennatamente. Anche lui ha bruciato tappe e frantumato record su record: un recupero lampo con l’obbiettivo di rivedere al più presto la luce in fondo al tunnel, quella luce del Camp Nou, del suo stadio. Una rinascita per Abidal, un secondo esordio come giocatore che, coincidenza, avviene sotto la pioggia, la stessa pioggia raccontata e descritta da Manzoni come purificatrice, che lo libera da 46 giorni di turbamenti e di dubbi, nuovamente pronto per ricominciare a correre.

Giovanni Sgobba

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Published in: on maggio 5, 2011 at 2:41 pm  Lascia un commento  

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