Saluto a “El Loco”

(Esultanza dopo il goal qualificazione al 93' con la maglia dell'Argentina)

Anche Martin Palermo, a 37 anni, ha deciso di ritirarsi dal mondo del calcio giocato. Lui che ha reso ancora più speciale, più romantico il “tema” del giocatore che si lega ad una squadra. Un tema che il calcio tante volte ci ha proposto, ma che giorno dopo giorno  sta scomparendo, sempre più si parla al passato, si rincorrono vecchie storie che col tempo si tramutato in leggende. Ecco perché fa notizia il ritiro di un calciatore, meglio di un simbolo, che si è sentito grande all’interno di un unico stadio, tra le mura amichevoli di una famiglia. Quale nucleo può amarti e farti sentire amato se non  una famiglia?Così è stato per l’argentino, così l’hanno trattato sia il Boca Juniors (squadra di Buenos Aires) sia  i suoi supporter. Ed è più romantico, come detto in apertura, perché Martin lo capisce e lo intuisce dopo aver provato ad ottenere la consacrazione in Europa. Un percorso a ritroso rispetto i suoi parenti: loro, italiani, andarono a cercar fortuna in America, lui segue la scia di quei tantissimi giovani giocatori sudamericani che o per affermarsi, o perché già vincitori in patria, provano l’avventura oltreoceano. Lo fece anche Maradona, anche lui beniamino dei tifosi del Boca, che passò al Barcellona per poi diventare leggenda nel Napoli, e così ha fatto anche Palermo fermandosi qualche anno al Villareal, poi al Betis ed all’Alaves , sempre in Spagna. Si meritò questo “premio” e questa chance a suon di goal e di trofei vinti con i Xeneizes: nella sua prima parentesi con la casacca giallo-blu totalizza 108 presenze con 91 goal. Numeri assurdi impreziositi da 2 campionati d’Apertura e uno di Clausura, una Coppa Libertadores e soprattutto una Coppa Intercontinentale (vecchia denominazione del Mondiale per Club), giocata contro il Real Madrid e vinta grazie ad una preziosissima doppietta proprio da lui siglata. Tra i vari successi di squadra, anche un titolo individuale: nel 1998 viene eletto miglior giocatore sudamericano ricevendo l’ambito Pallone d’oro. Ottime premesse, dunque, per far bene anche in Europa. Ma non vennero mai confermate: poche presenze e pochissimi goal e soprattutto un grave infortunio a causa di un episodio assurdo. Durante una partita di Copa del Rey, Palermo segna contro il Levante e nel festeggiare con i suoi tifosi, i cartelloni con gli sponsor che delimitano il campo, gli crollano addosso con conseguente rottura di tibia e perone. Forse da quel momento capì che l’avventura in Europa era finita e che il posto migliore per rialzarsi era la “Bombonera”, lo stadio del Boca. Riuscì a recuperare dopo un lungo infortunio, forse l’unico avvenimento verso il quale Martin fu costretto alzare bandiera bianca. Si perché nella sua carriera, nei suoi momenti di pazzia e di pura istintività, è riuscito pure a giocare nonostante, si venne poi a scoprire, avesse i legamenti del ginocchio lesionati. Perché lo fece?Voleva assolutamente segnare il goal numero 100 con la maglia giallo-blu, e alla fine, testardo e cocciuto, compì questa impresa.

 Tecnicamente non è mai stato eccelso, per alcune movenze e per il suo essere rapace d’area di rigore ricorda molto Inzaghi, giocatori che vivono per il goal, non belli esteticamente, ma dannatamente efficaci. Emiliano Mondonico disse sul giocatore del Milan:  “Non è Inzaghi ad essere innamorato del gol, è il gol ad essere innamorato di Inzaghi…” Un’affermazione che calza perfettamente anche all’ormai ex numero 9 argentino. Altra analogia con Pippo. Prototipi di attaccanti che non si trovano facilmente in giro, programmati per segnare, non importa come, ma importa quando: nei momenti più importanti, nelle sfide più belle e più sentite, la loro zampata la mettono sempre. E lo vedi segnare un calcio di rigore, nonostante fosse scivolato nell’istante prima di calciare, lo vedi andare a segno da centrocampo, con un tiro di sinistro e addirittura ripetersi con un colpo di testa, da poco meno di 40 metri, entrando così nel guinness. Quello fu il suo goal numero 200 in Argentina. E poi, durante il classico focoso derby tra Boca e River Plate, segna appoggiandosi con una mano sulla traversa per poter insaccare la palla di testa: folle già l’idea, assurdo perché tecnicamente sarebbe stato annullato. Nella sua seconda esperienza totalizza 215 gettoni con 112 marcature diventando il miglior cannoniere nella storia del club argentino e accumulando altri trofei quali 2 campionati d’Apertuna, uno di Clausura e un’altra Libertadores. Così ci si fa amare dai tifosi, non importa se solo di una città o di una sola squadra; in questa maniera si diventa leggenda. Ecco che si intuisce il perché del soprannome “El Loco”: solo un pazzo può pensare di calciare un terzo rigore, dopo averne sbagliati 2 nella stessa partita, e fallire nuovamente. E’ una macchia ( o un altro personale record) che Palermo si è portato addosso per parecchi anni, soprattutto perché realizzata con la camiseta albiceleste: una maglia, quella dell’Argentina, che pesa, dove o sei all’altezza o difficilmente ti danno una seconda possibilità. Ha giocato poco con la propria nazionale, solo 15 partite, ma è riuscito a mettere a segno 9 goal, gli ultimi 2 preziosi e significativi. Durante la fase di qualificazione per i Mondiali disputati l’anno passato, l’Argentina gioca male, segna poco e rischia di non ottenere il pass per andare in Sudafrica. Maradona, allora tecnico, decide di convocarlo, e lui si dice abbia detto: “Dammi 30 minuti e segno…” Contro il Perù ormai eliminato, sotto un autentico diluvio universale, l’Argentina sta pareggiando: un risultato che li condannerebbe. Lui entra a partita quasi conclusa e segna al 93’ il goal vittoria, che poi permetterà alla sua nazionale di volare ai Mondiali. E’ la sua personale vittoria, a modo suo, un goal di carambola. Ecco che si è scelto il suo finale, al momento giusto il modo migliore per cancellare quei 3 rigori sbagliati. Una piccola enorme soddisfazione, arrivata a 36 anni, che gli permette inoltre di partecipare a quella stessa manifestazione mondiale (gesto di gratitudine e riconoscenza da parte di Maradona) e anche segnare, nel suo solito stile: dopo essere entrato in campo da 9 minuti.

Nella sua ultima apparizione nel suo stadio, la “Bombonera”, ha salutato, visibilmente commosso, il suo pubblico, la sua famiglia. Stranamente non è andato a segno. Vuoi vedere che quel pizzico di “normalità” è arrivato proprio durante il giorno del suo addio…

Giovanni Sgobba.

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Published in: on giugno 14, 2011 at 1:45 pm  Lascia un commento  

Reggae ‘n’ Soccer

Calcio e musica: due passioni differenti, ma due mondi affini che si coinvolgono a vicenda, due rifugi dove ritrovare pace e cercare nuovi stimoli, due sfaccettature di un’unica arte. Due lingue che, se non contaminate dal moderno,corrotte dal capitalismo, possono essere portatrici di messaggi forti.  Oggi, 11 Maggio 2011, si ricorda la scomparsa, avvenuta 30 anni fa, di colui che ha fatto della musica la sua vocazione e del calcio il suo diletto, la sua passione. Un piccolo omaggio a chi invece è stato gigante, a chi il termine “musicista” andrebbe troppo stretto, a Bob Marley. Lui non ha lasciato un testamento, non ne sentì il bisogno: i suoi messaggi d’amore, di pace, di rispetto e disciplina, d’ammonimento verso il male, contro il razzismo, sono incisi nella sua musica, in quel genere musicale che viene spesso canticchiato e raramente vissuto nella sua profonda essenza. Aneddoti, storielle più o meno plausibili si intrecciano attorno alla sua immagine, il mito si insinua tra i dati storici, confondendoli e confondendoci e proprio attorno alla sua morte sono state tramandate differenti versioni. Quella più “popolare”, lasciatemi passare il termine, è quella che vuole che sia deceduto per overdose: una ovvia conclusione, penserebbero quei molti che sono soliti ad associare sbrigativamente la cultura dell’universo Reggae e del Rastafarianesimo all’uso eccessivo di marijuana. La sua vita non è mai stata improntata sull’eccesso: non si sarebbe mai permesso di tradire quei precetti morali, quel rigorismo religioso che lui stesso diffondeva attraverso la musica, l’unica cosa veramente “eccessiva”.

Invece curiosamente, forse è stato proprio il calcio ad ucciderlo. Partiamo da quello che è l’accaduto più vicino alla realtà: nel 1977 scoprì di avere un tumore all’alluce destro, che non venne mai curato in quanto la sua religione non consentiva l’amputazione degli arti per rispetto dell’integrità del corpo. I dubbi nascono attorno alle cause che gli hanno procurato tale malattia e il calcio, il pallone sembrano essere comuni denominatori: forse una partitella giocata a Parigi tra giornalisti francesi e i suoi “frattelli-amici” The Wailers, nella quale rimediò un duro colpo al piede, oppure un’altra partita precedente dove, si dice, un suo amico gli lacerò l’alluce con un tacchetto arrugginito.

Quel che è sicuramente certo è che Bob vedeva nel calcio una forma di espressione autentica, genuina come quel luogo povero e semplice che è la Jamaica. Disse: “ Se non fossi diventato un cantante sarei stato un calciatore o un rivoluzionario. Il calcio significa libertà, creatività, significa dare libero corso alla propria ispirazione…” Per questo quando giocava, si racconta, non aveva un ruolo preciso, non pensava agli schemi, non pensava a nulla, giocava per il gusto semplice di calciare un pallone e condividere momenti spensierati della giornata con gli amici.

Si spense l’11 Maggio del 1981 e fu sepolto vicino a Nine Mile, riabbracciando quel luogo che lo vide nascere e dal quale Bob mai si separò e mai gli voltò le spalle. Si portò con se una chitarra, una piantina di marijuana, una bibbia ed un pallone: la sua esistenza racchiusa in quattro oggetti semplici. Semplice come l’ultima frase sussurrata al figlio I soldi non comprano la vita” ed è facile intuire ed immaginare che il calcio di oggi, dell’era moderna, di Babilonia e del Dio Denaro avrebbe certamente detto, di sicuro non gli sarebbe piaciuto…

Ad un amico,

Giovanni Sgobba.

Published in: on maggio 11, 2011 at 10:59 pm  Lascia un commento  

Eric Abidal: storia di una vittoria contro il tumore

Tra gli innumerevoli episodi che la storia del “Clasico”, eterno palcoscenico di infinite sfide, battaglie, sfottò e colpi di genio tra Real Madrid e Barcellona, ci ha tramandato, verrà ricordata anche un’altra storia, una partita nella partita, tutta intima e personale, vinta, anzi stravinta da Eric Abidal.

Siamo agli sgoccioli del match, semifinale di ritorno di Champion’s League (per la cronaca finita 1-1 con qualificazione alla finale dei blaugrana dopo il 2-0 dell’andata), il Barcellona gestisce la palla, si aspetta solo il fischio finale e nella mente dei tifosi sembrano esser scongiurati altri clamorosi colpi di scena. Ma arriva l’ultimo, il più dolce, il più commuovente, quello che ti fa venire la pelle d’oca: Guardiola, fine allenatore, ma anche uno che cura e bada a questi aspetti “umani” (ricordiamo la dedica che fece a Paolo Maldini, appena vinse la Champion’s o i gesti di stima e rispetto nei confronti di Baggio quando giocò nel Brescia),da buon regista sentimentale prepara l’happy ending. Sa che è il momento giusto e ordina un cambio, inatteso: se ad uscire è il capitano Puyol, leader che solitamente abbandona per ultimo il terreno di gioco, intuisci che sta per accadere qualcosa di speciale, e il pubblico stupito del Camp Nou lo capisce e accompagna, con un boato assordante di applausi e di incitamenti, l’ingresso in campo del francese Eric Abidal. 46 giorni ed è nuovamente con le scarpette da calcio ai piedi. Solamente 46 giorni dopo l’operazione chirurgica necessaria per asportagli un tumore al fegato.

E’ il 15 marzo quando si diffonde la notizia e, rileggendo gli articoli scritti durante quel periodo, era impensabile immaginare e ipotizzare quanto poi è realmente successo. Sin da subito Eric riceve calorosi abbracci e numerosi attestati di stima da parte di tutto il mondo del calcio; la sua “famiglia calcistica”, il Barcellona, gli sta costantemente accanto (“mas que un club” è lo slogan inciso tra i seggiolini dello stadio) e insieme decidono che l’operazione va fatta immediatamente. Due giorni dopo, infatti, Abidal affronta la sfida più importante della sua vita, e non la gioca sul rettangolo verde, ma sul letto di una sala operatoria. Operazione che dura circa 3 ore, 180 min: lui che, prima nel Lione e poi con la camiseta blaugrana, ha vissuto spesso da protagonista partite di questa durata tra andata e ritorno, si gioca adesso i “suoi” 180 min, i più preziosi. E ne esce vincitore.Tutto passerebbe in secondo piano, chiunque si concentrerebbe su se stesso per recuperare serenità ed energie, ma Eric non molla per un istante l’idea di abbandonare il calcio.

Terzino silenzioso in campo, nelle sue proiezioni offensive ha condiviso quel lato sinistro del campo con giocatori quali Ronaldinho, Henry, Iniesta, Messi e Villa, e solo uno come lui, che ha voglia di correre, ha energia e fiato, può sentirsi in grado di essere valida spalla a questi signori del calcio. Anche questa volta ci mette il fiato e l’entusiasmo e ricomincia a correre e corre ancor di più, come un ciclista che intravede il traguardo e, tenendo basso il capo, capisce che non è il momento di rallentare e decide di pedalare forsennatamente. Anche lui ha bruciato tappe e frantumato record su record: un recupero lampo con l’obbiettivo di rivedere al più presto la luce in fondo al tunnel, quella luce del Camp Nou, del suo stadio. Una rinascita per Abidal, un secondo esordio come giocatore che, coincidenza, avviene sotto la pioggia, la stessa pioggia raccontata e descritta da Manzoni come purificatrice, che lo libera da 46 giorni di turbamenti e di dubbi, nuovamente pronto per ricominciare a correre.

Giovanni Sgobba

Published in: on maggio 5, 2011 at 2:41 pm  Lascia un commento  

34°a Giornata di serie A:il racconto.

Nel sabato pre-pasquale sono scese in campo, come ai bei vecchi tempi, tutte le 20 squadre di Serie A. Quella che si è giocata, è stata la 34esima giornata, e di certo non sono mancati i primi verdetti ufficiali(retrocessione matematica del fanalino di coda Bari) e quelli, per così dire, “ufficiosi”. Nelle zone alte della classifica i giochi sembrano orami fatti con il Napoli che dopo il tonfo casalingo contro l’Udinese, si arena anche contro il Palermo, rivitalizzato dal rientro di Rossi e reduce da una brillante settimana con la vittoria all’Olimpico controla Romae la partita di Coppa Italia giocata contro il Milan. Eppure gli uomini di Mazzarri sembravano aver dimenticato lo scivolone della settimana scorsa: pronti-via e alla prima occasione Cassani, con un vistosissimo tocco di mano, concede gentilmente un calcio di rigore trasformato dall’ex di turno Cavani. Ma i Partenopei di fatto escono dal match nel quale irrompe prepotentemente il Palermo che si vede negare un calcio di rigore per fallo di mano di Campagnaro, preludio all’uno-due confezionato nel finale di primo tempo che rovescia completamente le sorti dell’incontro: splendido tiro al volo di Balzaretti (tra i migliori in campo) che non lascia scampo a De Sanctis. Il Napoli non trova la forza per ricompattarsi e viene nuovamente punito con la trasformazione dal dischetto di Bovo: prima frazione di gioco che si conclude sul2 a1 e risultato che non verrà più messo in discussione; sono anzi i padroni di casa che non riescono a chiudere a doppia mandata il match, sbagliando soprattutto con Hernandez occasioni su occasioni. Con la possibilità di andare a +9 proprio dal Napoli, il Milan espugna il campo del Rigamonti, dopo una partita sofferta ed estremamente difficile: un vero e proprio testa-coda tra la prima in classifica ed un Brescia che, vista la vittoria della Sampdoria, si ritrova terzultima in classifica, 5 punti indietro dalla coppia formata da Lecce e Samp appunto. Queste premesse, dunque, obbligano il Brescia a scendere in campo con il coltello tra i denti, senza fare troppi calcoli: 80 minuti in cui il match è stato sempre in bilico con occasioni distribuite equamente per tempo. Il Milan controlla i primi 45 min, ma disfa costantemente sotto porta tutte le ottime trame nelle quali il Brescia si trova intrappolata. Nel secondo tempo le Rondinelle, si scrollano da addosso timori ed esitazioni e arrivano a sfiorare il colpaccio con varie conclusioni di Eder, Baiocco e soprattutto Diamanti, faro della squadra, che colpisce una clamorosa traversa su calcio di punizione. Partita in bilico per 80 min, dunque, perché proprio dopo l’ennesima azione d’attacco, i padroni di casa si lasciano sorprendere in contropiede e i due attaccanti rossoneri di turno confezionano il goal del successo: assist di Cassano, rete sotto porta di Robinho. Compito di mister Iachini sarà quello di motivare una squadra che nonostante la brillante prova, esce sconfitta e vede drasticamente ridurre le possibilità di rimanere nella massima serie. Chi invece salutala Serie Asenza fama né gloria è il Bari. La matematica mette la parola fine ad un campionato già scritto e segnato da innumerevoli problemi: sia Ventura prima, che Mutti dopo, non hanno mai potuto contare sulla “formazione tipo” a causa di una impressionante lista di infortunati cronici, ridimensionando e di fatto spegnendo le motivazioni di una squadra che l’anno passato fece sognare tifosi e ricevette attestati di stima da parte di tutti. Sono 22, infatti, i punti in meno rispetto al campionato scorso, gli stessi in meno che ha attualmentela Sampdoria, passata dall’altare con il raggiungimento dei preliminari di Champion’s, alla polvere, invischiata nella lotta per non retrocedere, in una stagione travagliata con la delusione della mancata qualificazione, sgretolata a causa delle cessioni illustri di Cassano e Pazzini, e messa alla gogna dai propri tifosi che sembrano non crederci più. Alla squadra allenata da Cavasin manca proprio la capacità mentale per gestire una situazione del genere: lo si vede proprio nell’andamento della gara, dove paradossalmente, è il Bari che gioca, crea e sfiora il goal con Rudolf (simile a 7 giorni fa quando sbagliò clamorosamente a Cesena). I Doriani, creano qualche occasione con Pozzi, frutto di azioni isolate piuttosto che di un gioco organizzato, e infatti sbloccano il risultato e vincono solamente grazie ad un calcio di rigore (l’ennesimo contro il Bari) e trasformato proprio dal numero 9 doriano. Ma di certo non possono dormire sogni tranquilli perché tutte le altre corrono. Corre il Cesena che con lo 0-2 rifilato ai danni del Bologna, si porta a casa un bel pezzo di salvezza, insperata un paio di mesi fa: partita vivace sin dai primi minuti, ma sono gli uomini di Ficcadenti ad osare di più e prima Giaccherini al terzo del secondo tempo e poi il subentrato Malonga (prima goal in serie A per il francese) insaccano in rete e sigillano un derby da ricordare. Deve voltare immediatamente pagina, invece il Bologna, alla quarta sconfitta consecutiva e forse fin troppo rilassato per una salvezza non ancora certa nonostante il folle campionato, tra punti tolti, problemi societari e multe. Corre pure il Parma, che ha vissuto 2 settimane inaspettatamente splendide e inattese: dopo la vittoria convincente contro l’Inter, la squadra rivitalizzata dalla cura Colomba, espugna pure il Friuli. Altro pesantissimo2 a0, con doppietta di un rigenerato Amauri che stende una Udinese apparsa poco concentrata e molto nervosa, costretta a giocare quasi tutto l’incontro in 10 per l’espulsione di Inler, croce-delizia dell’ultima settimana, dopo lo splendido goal segnato a Napoli.  Proprio dopo la splendida vittoria al San Paolo (da ricordare giocata senza Di Natale e Sanchez), non era pronosticabile un tonfo così pesante, ad un passo (o meglio ad un punto) dal raggiungimento del quarto posto. Che possa essere un campanello d’allarme? Una naturale flessione fisica dopo la dirompente scalata di questa stagione? Tutto sommato questa battuta d’arresto, se i Friulani sapranno reagire già nel prossimo turno, potrebbe essere influente, complice la contemporanea sconfitta della Lazio, attualmente detentrice del quarto posto e ammaliata dall’idea di poter raggiungere e scavalcare l’Inter. Idea che si frantuma quando invece sembrava ormai fatta, visto il vantaggio ottenuto attraverso la realizzazione dagli11 metridi Zarate, il quale si era procurato il penalty e causato l’espulsione di Julio Cesar. In dieci uomini, la squadra allenata da Leonardo che fino ad allora era parsa sottotono e incapace di creare pericoli, si sveglia e reagisce prima con una deliziosa punizione dell’olandese Sneijder e poi con il ritorno al goal di Samuel Eto’o che sfrutta uno scivolone di Biava che gli spiana la strada davanti a Muslera. Due zampate e un ruggito dell’Inter che non solo respinge l’attacco al terzo posto, ma che da la possibilità di scavalcare anche il Napoli portandosi da sola al secondo posto.La Lazioinspiegabilmente si rilassa, viene punita, perde i nervi (come dimostra l’espulsione di Mauri, il migliore dei suoi fino a quel momento) e ora deve stare attenta perché la lotta per l’ultimo posto valido perla Champion’s League diventa sempre più serrata e vede entrare in gioco anchela Roma, che nell’anticipo delle 12:30, supera facilmente con il goal di Perrotta nei minuti iniziali, il Chievo giunto nella capitale senza chiedere troppo ormai alla stagione e limitandosi a disputare una partita dignitosa. Mister Montella, sotto esame per una eventuale conferma l’anno prossimo, riesce a trasmettere energia e volontà e a sbollire le tensioni accumulatesi dopo le due sconfitte tra campionato e coppa e soprattutto dopo il riprovevole episodio ai danni di Menez, e centra una vittoria stretta nel risultato, ma ricca di occasioni da goal, grazie anche all’apporto del capitano Totti, che sta disputando un finale di stagione positivo e in crescita. Esce definitivamente invece, dalla “bagarre quarto posto”,la Juventus, che con la mente sta già pensando alla stagione successiva. E lo si vede per come è maturato il pareggio 2-2 nella gara interna contro il Catania. Nonostante l’impegno straordinario di Del Piero, autore di una doppietta, Del Neri lo sostituisce e con lui fuori, esce anche la determinazione e la concentrazione della Vecchia Signora, che si fa rimontare 2 goal (da cineteca la seconda realizzazione di Lodi su punizione in pieno recupero)e da speranze di salvezza al Catania (esemplare la corsa in pieno furore agonistico di Simeone).Le stesse speranze di salvezza le ha anche il Lecce, che nonostante lo sgambetto subito dal Genoa orami salvo (4-2 il risultato finale), dimostra la giusta determinazione. A titolo di cronaca finisce 1-2 la partita tra Cagliari e Fiorentina: due squadre salve e lontane dall’Europa League.

Giovanni Sgobba.

Published in: on aprile 27, 2011 at 4:31 pm  Lascia un commento  

Weekend dei verdetti!

Ed ecco iniziamo a scrivere!Iniziamo proprio alla fine di un weekend che forse chiude i giochi in Italia e non solo..Partendo proprio dal Belpaese potremmo ben iniziare dal tonfo del Napoli che con ogni probabilità chiude il discorso scudetto..a essere sinceri un passo falso del Napoli era prevedibile,la squadra partenopea era da tempo in debito con fortuna e errorini arbitrali quindi nessuna sorpresa;però avrà fatto sicuramente male vedere un sogno infrangersi e sarà interessante la reazione che avrà la squadra di Mazzarri.Di reazione invece non si può proprio parlare per l’Inter,reduce da due settimane tra le più disastrose della storia nerazzurra..sabato altra brutta batosta,squadra sempre più stanca e sfilacciata che deve ora guardarsi da Lazio e Udinese non solo per il 3°posto ma anche per la champion’s!Infatti se la Lazio riuscirà a espugnare San Siro per la Beneamata saranno dolori.Chi invece a Milano ride è sicuramente il Milan reduce da un’altra ottima prestazione e soprattutto favorita dai risultati delle rivali!Vincere sembra ormai una formalità,dopo si dovrà pensare al futuro con tanti nomi e suggestive prospettive di mercato..Per il resto c’è ancora molta bagarre sia per un posto al sole in Europa sia per rimanere in A!Per l’europa c’è da registrare il nuovo stop della Juventus che francamente non sembra proprio all’altezza oggi di una competizione europea.Le altre candidate come la Roma sembrano anch’esse fuori dai giochi per i motivi più disparati:nel caso dei giallorossi pesa sicuramente l’avvento della nuova società con probabile rivoluzione della squadra.L’ambiente romano è sempre difficile e mai come ora il povero Montella avrà difficoltà a tenere unito e concentrato il gruppo.Le candidate più serie sono Udinese e Lazio ed è davvero difficile dire chi la spunterà!Sicuramente lo scontro diretto al Friuli dirà molto su queste due squadre..In coda situazione sempre più drammatica per la Samp,davvero a un passo dal baratro:in particolare stupisce la mancanza di reazione dei giocatori,ovviamente col Milan non potevi vincere però ci si aspetta ben altro da una rosa comunque ottima.Poi bisogna sempre assistere a scene orribili come quelle dell’agguato che fanno sempre ribrezzo ma purtroppo in Italia la moda è questa.Molto bene invece Cesena e Lecce,squadre non eccelse ma con una gran voglia di non retrocedere e che forse possono davvero farcela visti anche i risultati delle avversarie.

Chiudiamo ora il capitolo italiano per dare spazio ai campionati esteri,in particolare i maggiori europei ovvero quello spagnolo,inglese,tedesco e francese!Partendo dalla Spagna non si può non partire dall’eterna sfida Real-Barca:primo round pari ma la sensazione è che ora venga il bello!Certo che questo superdualismo non so quanto bene faccia al campionato in sè dato che ormai sembra di assistere al campionato scozzese dove il titolo lo contendono solo Celtic e Rangers!Certo con Real e Barca è tutt’un altro spettacolo però piacerebbe avere un campionato un po più aperto..Per la cronaca il Barca con il pareggio consolida ancora di più il primato e attende solo la fine per festeggiare.Passiamo poi alla perfida Albione:anche qui discorso quasi chiuso anche se la matematica dice di no..Il Manchester United ha un buon vantaggio,non enorme ma più che questo è l’incapacità delle rivali di dare anche il minimo fastidio che fa protendere verso un campionato già definito..L’Arsenal ieri ha pareggiato una partita assurda,a mio parere emblema sia della sfortuna che dell’incapacità dei Gunners di vincere qualcosa..Senza i tanti punti persi in partite abbordabilissime l’Arsenal poteva essere già campione ma questo purtroppo aumenta solo i rimpianti..Il City invece da qualche segnale ed era anche ora perchè vittoria a parte la squadra di Mancini continua a dare l’impressione di essere mal messa in campo con giocatori svogliati e indisciplinati..Speriamo per loro crescano e soprattutto capiscano che solo i soldi non bastano per vincere.Concludo con Germania e Francia:il Borussia si avvia a vincere uno strameritato titolo,vinto con una squadra giovane e spettacolare che dovrebbe far riflettere molti degli addetti ai lavori..Qualche segnale anche dal Bayern autore di una stagione assolutamente folle e che si spera torni presto protagonista.In Francia invece assistiamo all’unico campionato ancora aperto,infatti la sconfitta del Lille e la vittoria del Marsiglia hanno riaperto il discorso e ora tutto è possibile!

Bene questo è quanto!Come mio primo articolo spero di non essere andato troppo male e spero che da oggi siate in tanti a seguirci!Cercheremo di ampliare i nostri argomenti con approfondimenti su singole squadre e tanto altro!Chiudo con una celebre frase di David Strathairn ovvero “Good night and Good luck”.

Alla prossima!

Massimo Lancianese.

Published in: on aprile 18, 2011 at 1:19 pm  Comments (1)  

Hello world!

Ciao a tutti!Il mio nome è Massimo e sono un grande appassionato di calcio a 360°!Come potete vedere dal mio username provo una grande ammirazione per la grande Olanda degli anni 70′,una squadra che ha davvero cambiato il calcio.L’idea di questo blog è di parlare di calcio liberamente e poter esprimere pareri schietti e obiettivi su quello che è il nostro calcio!Ci occuperemo anche di calcio europeo,la mia grande passione con relativi approfondimenti!Il nome del blog è ancora provvisorio e sarà presto cambiato e spero anche in settimana di poter iniziare con qualche articolo!Spero ci seguirete in molti,grazie e buon calcio a tutti!

Published in: on aprile 13, 2011 at 10:45 am  Comments (1)