I grandi del passato.Capitolo due:Bill Shankly

Da appassionato di calcio inglese e soprattutto ammiratore del Liverpool, vi parlo di una figura leggendaria per la storia di questo club. In ogni match casalingo, tra i tifosi della Kop, sventola una grande bandiera con il viso di un uomo. Mi domandai chi fosse. E capii che raffigurava la stessa persona a cui è dedicata una statua bronzea appena fuori dallo Stadio (lettera maiuscola d’obbligo visto che si parla di Anfield), quella stessa persona a cui è intitolato, come riporta una effige sulla murata esterna, uno degli ingressi, anzi il più celebre degli ingressi, quello con su la scritta “You’ll never walk alone”. Si chiama Shankly’s gate in onore di Bill Shankly per l’appunto. Perché così tanto rispetto e “devozione” per quest’uomo, pensai?La risposta è più semplice di quanto si possa immaginare: lui è il Liverpool. Niente di più, niente di meno. Il Liverpool immortale, quello per cui le partite non finiscono al 90’, ma al 93’e oltre, quella squadra che si è guadagnata il rispetto oltre i confini del Merseyside e oltre i confini della Manica grazie ai numerosi titoli nazionali ed internazionali. Questo Liverpool l’ha forgiato lui: prima era la seconda squadra della città dopo l’Everton, era una squadra altalenante che passava dalla prima alla seconda divisione, che vinse qualche titolo isolato e che dovette affrontare a metà anni 50’, il periodo più buio e disastroso della propria storia, rimanendo per 8 anni relegati nella seconda divisione. A metà di questi 8 anni arriva dalla Scozia, William Shankly, manager che rivoluzionò il modo di giocare ed allenare, con un paziente e accurato lavoro di ricostruzione e di tutela e di crescita dei giocatori sul terreno di gioco e fuori dal campo. Proveniente dalla working class scozzese, Bill nacque nel 1913 a Glenbuck, piccola città di minatori, e da questo paese, da questo modo di vivere ereditò il suo essere, il suo modo di insegnare e di vedere il calcio non come uno sport nel quale trionfa il singolo. Per lui non c’erano individualità, nessuno era superiore all’altro, tutti erano obbligati ad avere un solo scopo in mente: il bene del Liverpool doveva essere superiore alla fama e alle ricchezze personali. A Tommy Smith, difensore che protesse il bastione “reds” per quasi vent’anni, dirà: “…levati quella ridicola garza, e poi cosa vuol dire “il tuo” ginocchio? È il ginocchio del Liverpool!”.

Ci mise 3 anni per riportare la squadra in prima divisione, per poi rimanerci stabilmente e costruendo la propria storia; sin da subito il Liverpool ritornò sul tetto inglese, conquistando il sesto titolo nazionale, dopo ben 17 anni. Da lì in poi, anno dopo anno, hanno dovuto sistematicamente allargare la bacheca dei trofei: altri 2 titoli nazionali, prima vittoria nella Coppa d’Inghilterra (ne vincerà anche una seconda), 3 Community Shield, 1 Coppa delle Coppe e soprattutto il primo titolo europeo, la Coppa Uefa , vinta contro il Borussia Monchengladbach, che segnerà la strada di dominio internazionale nell’era successiva. 15 anni in tutto, poi abdicherà in favore di Bob Paisley, suo allievo, che consoliderà la leadership su campo internazionale. Pur avendo vinto di meno rispetto al suo successore, in Shankly c’è il merito per aver dato una nuova vita ad una società che era priva di identità, priva di autostima.

Lui è il Liverpool, si sentiva di Liverpool, era orgoglioso se veniva chiamato “scouser” (abitante di Liverpool), casa sua era Anfield, come tenne a sottolineare quando un giorno dovette scrivere l’indirizzo della sua abitazione, e i “Kopites”, i tifosi della Kop, erano la sua famiglia, i suoi fratelli. Con loro si instaurò sin da subito una magica empatia, lui si sentiva uno di loro che però guardava la partita a bordo campo e non dagli spalti, e come avrebbe fatto un vero tifoso, se c’era da parlar male dell’Everton, di certo non si tirava indietro. Per i “Toffees” quelli furono anni pesanti, dovendo sopportare non solo il predominio dell’altra squadra, ma soprattutto dovendo reggere l’imponente  personalità di Shankly che con modo schietto e diretto, ma mai offensivo riusciva a smontarli sempre: arrivò a dire che in città c’erano solo 2 squadre: il Liverpool e le riserve del Liverpool. Per questi motivi la sua statua non è stata eretta in un punto qualsiasi attorno allo Stadio, ma proprio lì, sotto quella Kop che lo “adottò” calorosamente . Infatti, troppo legato emotivamente al club, non riuscì ad allenare altre squadre e a staccarsi da Liverpool dove morì nel 1981 per un attacco di cuore. Ci rimane il ricordo di una leggenda straordinaria nel suo essere ordinaria,semplice ed umile, che basò il suo successo sul dialogo, sul rapporto umano tra calciatori, manager e staff tecnico e che portò il Liver, uccello mitologico, simbolo della città e del club, a volare nuovamente.

Bill Shankly l’aveva detto:“Vorrei soprattutto essere ricordato come uno mai egoista, come uno che si è preoccupato di dividere la gloria con gli altri, e che ha formato una famiglia di persone che camminano a testa alta dicendo «Noi siamo il Liverpool»…”.

Giovanni Sgobba.

Published in: on maggio 2, 2011 at 1:42 pm  Comments (1)  

I grandi del passato.Capitolo uno:Ernst Happel.

Eccoci di nuovo qui,dopo il weekend pasquale e soprattutto dopo questa due giorni di champion’s,finita con il brutto spettacolo del Bernabeu,Messi a parte..Ed eccoci qui non per parlare del calcio di oggi,dei Mourinho,dei Ronaldo,ma per dare uno sguardo al passato,da inguaribili romantici,al calcio che fu,ai suoi protagonisti e alle sue storie.

 Ho voluto iniziare questa sezione con un personaggio sicuramente ignoto ai più,in particolare a quelli che oggi si definiscono “esperti conoscitori” del calcio:quest’uomo è Ernst Happel.Austriaco,nato a Vienna nel 1925,inizia la sua carriera da calciatore nel 1943 chiudendola nel 1959,dopo una militanza pluridecennale nel Rapid Vienna(intervallata solo da un biennio in Francia col Racing Parigi).Gioco anche in nazionale e fu colonna portante di quell’Austria terza al mondiale del 1954 in Svizzera.Ma non è molto la sua carriera da giocatore a interessarci quanto quella da allenatore;dopo il ritiro inizio ad allenare diventando uno dei migliori allenatori di sempre.La sua nuova carriera inizia in Olanda,precisamente nel ADO Den Haag,squadra dell’Aia che porta al successo in coppa d’Olanda nel 1968.Subito dopo viene chiamato dal Feyenoord,la grande occasione per far vedere al mondo di che pasta è fatto.Le attese non sono tradite,Happel trasforma la semi-sconosciuta squadra di Rotterdam in una potenza europea portandola nel 1970 a vincere la Coppa dei Campioni,prima squadra olandese a riuscire nell’impresa.L’anno prima era riuscita anche l’accoppiata coppa nazionale-Titolo nazionale.Quel Feyenoord,pur non avendo grande individualità a differenza degli acerrimi rivali dell’Ajax,era una squadra tostissima che applicava il cosiddetto “gioco totale” che avrebbe spopolato da lì a poco:difesa a zona,pressing costante,gioco veloce e pratico.Non era certo quel concentrato di classe e forza che era l’Ajax,ma una squadra pratica,forte e veloce.D’altronde il motto dell’allenatore austriaco era semplice:“correre,correre,correre e disciplina!”.Sono queste le idee che da lì a poco cambieranno il calcio,fino ad allora ancorato ai vecchi stereotipi dei primi anni,che viveva della leggenda del grande Real,dell’Italia di Pozzo e del catenaccio di Herrera.Il calcio era cambiato,anche grazie a gente come Happel che non si fermò certo a quella coppa dei campioni;l’anno dopo arrivò il successo in coppa intercontinentale,seguito da lì a poco dall’addio all’Olanda per approdare in Spagna,al Siviglia,esperienza biennale poco fortunata.Nel 75′ il ritorno nei Paesi Bassi,in Belgio,nel Club Bruges.Ed è qui che Happel compie un altro miracolo portando il club belga ad un passo dai più prestigiosi trionfi:porta infatti la squadra a giocare le finali di coppa Uefa(nel 1976) e di coppa dei Campioni(1978) arrendendosi soltanto al grande Liverpool di quegli anni e di sua maestà Kenny Dalglish.Risultati comunque sorprendenti,conditi soprattutto da tre titoli nazionali consecutivi e da una coppa del Belgio.

Nell’estate del 78′ poi,arriva la sfida più grande:portare l’Olanda a vincere il mondiale.Happel può contare su una squadra fortissima,praticamente la stessa che aveva incantato 4 anni prima con la sola,pesante assenza di Johan Cruijff.Il capolavoro riesce a metà:la squadra arriva fino alla finale contro l’Argentina padrona di casa ma qui la sfortuna si accanisce contro l’Arancia meccanica con il palo al 90′ di johnny Rep che ancora grida vendetta..Alla fine il mondiale lo vince l’Argentina,un mondiale tra i più discussi di sempre ma a parte gli ipotetici brogli rimane comunque un’altra grande prova di forza dell’allenatore austriaco,capace di far bene ovunque.

La conferma arriva 5 anni dopo,ad Atene,quando il suo Amburgo,grazie al gol di Felix Magath in apertura,batte la Juventus di Platini.Ancora una volta “Il tiranno”,com’era chiamato crea una squadra fortissima,veloce,non spettacolare ma capace di vincere contro tutti.Dopo l’avventura in Germania c’è il ritorno a casa,in Austria,al Tirol Innsbruck che porta a vincere il titolo per due volte.Vincendo anche in patria Happel diventa il primo(poi raggiunto dal nostro Trap)capace di vincere il titolo in ben quattro nazioni diverse.Cose da matti,numeri incredibili per un allenatore che ha fatto la storia del calcio,portando anche nuove metodologie d’allenamento:era nota infatti la sua cura quasi maniacale della forma atletica dei suoi giocatori.Un aneddoto fotografa bene questa sua mania:nel 75′,prima di partire per Roma per affrontare i capitolini in Coppa Uefa,il generale ordinò un allenamento alle 7 di mattina per mantenere buona la forma fisica dei suoi ragazzi!Happel è stato sicuramente un allenatore molto duro infatti pare non ci siano foto che lo ritraggano sorridente o in festa dopo qualche trionfo.Ma Happel era anche questo,un allenatore antipatico ma capace di imprese incredibili.

Si è spento nel 92′ dopo una lunga lotta contro il cancro.Aveva da poco preso la guida della nazionale Austriaca e chissà cosa avrebbe potuto fare di quella squadra..Non lo sapremo mai ma in compenso ci rimane una figura leggendaria,quasi statuaria rispetto ai tanti piccoli allenatori che si vedono oggi.Del resto i suoi comandamenti erano semplici:correre,correre,correre e disciplina.Niente di più semplice che però sembra quasi una chimera nel nostro calcio moderno,sempre più solo spettacolo mediatico..Quando vedo i Balotelli o i Menez passeggiare per il campo,svogliati e indisponenti mi viene in mente che cosa gli direbbe il vecchio Happel..

Alla prossima come sempre

Good night and Good Luck.

Massimo Lancianese.

Published in: on aprile 28, 2011 at 6:46 pm  Lascia un commento  

34°a Giornata di serie A:il racconto.

Nel sabato pre-pasquale sono scese in campo, come ai bei vecchi tempi, tutte le 20 squadre di Serie A. Quella che si è giocata, è stata la 34esima giornata, e di certo non sono mancati i primi verdetti ufficiali(retrocessione matematica del fanalino di coda Bari) e quelli, per così dire, “ufficiosi”. Nelle zone alte della classifica i giochi sembrano orami fatti con il Napoli che dopo il tonfo casalingo contro l’Udinese, si arena anche contro il Palermo, rivitalizzato dal rientro di Rossi e reduce da una brillante settimana con la vittoria all’Olimpico controla Romae la partita di Coppa Italia giocata contro il Milan. Eppure gli uomini di Mazzarri sembravano aver dimenticato lo scivolone della settimana scorsa: pronti-via e alla prima occasione Cassani, con un vistosissimo tocco di mano, concede gentilmente un calcio di rigore trasformato dall’ex di turno Cavani. Ma i Partenopei di fatto escono dal match nel quale irrompe prepotentemente il Palermo che si vede negare un calcio di rigore per fallo di mano di Campagnaro, preludio all’uno-due confezionato nel finale di primo tempo che rovescia completamente le sorti dell’incontro: splendido tiro al volo di Balzaretti (tra i migliori in campo) che non lascia scampo a De Sanctis. Il Napoli non trova la forza per ricompattarsi e viene nuovamente punito con la trasformazione dal dischetto di Bovo: prima frazione di gioco che si conclude sul2 a1 e risultato che non verrà più messo in discussione; sono anzi i padroni di casa che non riescono a chiudere a doppia mandata il match, sbagliando soprattutto con Hernandez occasioni su occasioni. Con la possibilità di andare a +9 proprio dal Napoli, il Milan espugna il campo del Rigamonti, dopo una partita sofferta ed estremamente difficile: un vero e proprio testa-coda tra la prima in classifica ed un Brescia che, vista la vittoria della Sampdoria, si ritrova terzultima in classifica, 5 punti indietro dalla coppia formata da Lecce e Samp appunto. Queste premesse, dunque, obbligano il Brescia a scendere in campo con il coltello tra i denti, senza fare troppi calcoli: 80 minuti in cui il match è stato sempre in bilico con occasioni distribuite equamente per tempo. Il Milan controlla i primi 45 min, ma disfa costantemente sotto porta tutte le ottime trame nelle quali il Brescia si trova intrappolata. Nel secondo tempo le Rondinelle, si scrollano da addosso timori ed esitazioni e arrivano a sfiorare il colpaccio con varie conclusioni di Eder, Baiocco e soprattutto Diamanti, faro della squadra, che colpisce una clamorosa traversa su calcio di punizione. Partita in bilico per 80 min, dunque, perché proprio dopo l’ennesima azione d’attacco, i padroni di casa si lasciano sorprendere in contropiede e i due attaccanti rossoneri di turno confezionano il goal del successo: assist di Cassano, rete sotto porta di Robinho. Compito di mister Iachini sarà quello di motivare una squadra che nonostante la brillante prova, esce sconfitta e vede drasticamente ridurre le possibilità di rimanere nella massima serie. Chi invece salutala Serie Asenza fama né gloria è il Bari. La matematica mette la parola fine ad un campionato già scritto e segnato da innumerevoli problemi: sia Ventura prima, che Mutti dopo, non hanno mai potuto contare sulla “formazione tipo” a causa di una impressionante lista di infortunati cronici, ridimensionando e di fatto spegnendo le motivazioni di una squadra che l’anno passato fece sognare tifosi e ricevette attestati di stima da parte di tutti. Sono 22, infatti, i punti in meno rispetto al campionato scorso, gli stessi in meno che ha attualmentela Sampdoria, passata dall’altare con il raggiungimento dei preliminari di Champion’s, alla polvere, invischiata nella lotta per non retrocedere, in una stagione travagliata con la delusione della mancata qualificazione, sgretolata a causa delle cessioni illustri di Cassano e Pazzini, e messa alla gogna dai propri tifosi che sembrano non crederci più. Alla squadra allenata da Cavasin manca proprio la capacità mentale per gestire una situazione del genere: lo si vede proprio nell’andamento della gara, dove paradossalmente, è il Bari che gioca, crea e sfiora il goal con Rudolf (simile a 7 giorni fa quando sbagliò clamorosamente a Cesena). I Doriani, creano qualche occasione con Pozzi, frutto di azioni isolate piuttosto che di un gioco organizzato, e infatti sbloccano il risultato e vincono solamente grazie ad un calcio di rigore (l’ennesimo contro il Bari) e trasformato proprio dal numero 9 doriano. Ma di certo non possono dormire sogni tranquilli perché tutte le altre corrono. Corre il Cesena che con lo 0-2 rifilato ai danni del Bologna, si porta a casa un bel pezzo di salvezza, insperata un paio di mesi fa: partita vivace sin dai primi minuti, ma sono gli uomini di Ficcadenti ad osare di più e prima Giaccherini al terzo del secondo tempo e poi il subentrato Malonga (prima goal in serie A per il francese) insaccano in rete e sigillano un derby da ricordare. Deve voltare immediatamente pagina, invece il Bologna, alla quarta sconfitta consecutiva e forse fin troppo rilassato per una salvezza non ancora certa nonostante il folle campionato, tra punti tolti, problemi societari e multe. Corre pure il Parma, che ha vissuto 2 settimane inaspettatamente splendide e inattese: dopo la vittoria convincente contro l’Inter, la squadra rivitalizzata dalla cura Colomba, espugna pure il Friuli. Altro pesantissimo2 a0, con doppietta di un rigenerato Amauri che stende una Udinese apparsa poco concentrata e molto nervosa, costretta a giocare quasi tutto l’incontro in 10 per l’espulsione di Inler, croce-delizia dell’ultima settimana, dopo lo splendido goal segnato a Napoli.  Proprio dopo la splendida vittoria al San Paolo (da ricordare giocata senza Di Natale e Sanchez), non era pronosticabile un tonfo così pesante, ad un passo (o meglio ad un punto) dal raggiungimento del quarto posto. Che possa essere un campanello d’allarme? Una naturale flessione fisica dopo la dirompente scalata di questa stagione? Tutto sommato questa battuta d’arresto, se i Friulani sapranno reagire già nel prossimo turno, potrebbe essere influente, complice la contemporanea sconfitta della Lazio, attualmente detentrice del quarto posto e ammaliata dall’idea di poter raggiungere e scavalcare l’Inter. Idea che si frantuma quando invece sembrava ormai fatta, visto il vantaggio ottenuto attraverso la realizzazione dagli11 metridi Zarate, il quale si era procurato il penalty e causato l’espulsione di Julio Cesar. In dieci uomini, la squadra allenata da Leonardo che fino ad allora era parsa sottotono e incapace di creare pericoli, si sveglia e reagisce prima con una deliziosa punizione dell’olandese Sneijder e poi con il ritorno al goal di Samuel Eto’o che sfrutta uno scivolone di Biava che gli spiana la strada davanti a Muslera. Due zampate e un ruggito dell’Inter che non solo respinge l’attacco al terzo posto, ma che da la possibilità di scavalcare anche il Napoli portandosi da sola al secondo posto.La Lazioinspiegabilmente si rilassa, viene punita, perde i nervi (come dimostra l’espulsione di Mauri, il migliore dei suoi fino a quel momento) e ora deve stare attenta perché la lotta per l’ultimo posto valido perla Champion’s League diventa sempre più serrata e vede entrare in gioco anchela Roma, che nell’anticipo delle 12:30, supera facilmente con il goal di Perrotta nei minuti iniziali, il Chievo giunto nella capitale senza chiedere troppo ormai alla stagione e limitandosi a disputare una partita dignitosa. Mister Montella, sotto esame per una eventuale conferma l’anno prossimo, riesce a trasmettere energia e volontà e a sbollire le tensioni accumulatesi dopo le due sconfitte tra campionato e coppa e soprattutto dopo il riprovevole episodio ai danni di Menez, e centra una vittoria stretta nel risultato, ma ricca di occasioni da goal, grazie anche all’apporto del capitano Totti, che sta disputando un finale di stagione positivo e in crescita. Esce definitivamente invece, dalla “bagarre quarto posto”,la Juventus, che con la mente sta già pensando alla stagione successiva. E lo si vede per come è maturato il pareggio 2-2 nella gara interna contro il Catania. Nonostante l’impegno straordinario di Del Piero, autore di una doppietta, Del Neri lo sostituisce e con lui fuori, esce anche la determinazione e la concentrazione della Vecchia Signora, che si fa rimontare 2 goal (da cineteca la seconda realizzazione di Lodi su punizione in pieno recupero)e da speranze di salvezza al Catania (esemplare la corsa in pieno furore agonistico di Simeone).Le stesse speranze di salvezza le ha anche il Lecce, che nonostante lo sgambetto subito dal Genoa orami salvo (4-2 il risultato finale), dimostra la giusta determinazione. A titolo di cronaca finisce 1-2 la partita tra Cagliari e Fiorentina: due squadre salve e lontane dall’Europa League.

Giovanni Sgobba.

Published in: on aprile 27, 2011 at 4:31 pm  Lascia un commento  

Brescia-Milan 0-1: il Racconto

Lo scudetto si avvicina e allora non poteva non mancare il nostro articolo sui rossoneri,firma sempre di Vanni Saps!

Corsi e ricorsi storici. Il calcio è anche questo. Ultima vittoria del Milan al Rigamonti di Brescia nella stagione 2003-2004: 0-1 con goal della “sorpresa” Pippo Pancaro. A fine anno, la squadra allenata da Ancelotti poté festeggiare il suo 17esimo ed ultimo scudetto. Il calcio crea questi parallelismi romantici per cui è lecito crederci; dopotutto durante l’anno, il Milan ne ha accumulati parecchi di indizi (vittoria a Torino, doppio derby vinto ecc.), che confrontandoli con la stagione dell’ultimo successo, portano ad un prova sola. Ma non ci vuole il finissimo intuito dell’ investigatore Sherlock Holmes per giungere ad una conclusione, che a 4 giornate dalla fine, sembra ormai scontata. Anche questa volta, dunque, vittoria per 0-1. Un altro parallelismo?Marcatore decisivo è stata la “sorpresa” (proprio come Pancaro) brasiliana Robinho. Casualità che a segnare un goal così pesante e decisivo sia stato proprio lui, arrivato a Milano in contemporanea con Ibrahimovic ed etichettato come un capriccio, uno sfizio messo lì a completare un reparto offensivo di puro mix tecnica&forza, considerato troppo leggero per la serie A, tutto giochetti e poco concreto. E invece fa la stagione che non ti aspetti: con quello di sabato fanno 12 goal che danno spessore e valore al tanto, tantissimo movimento ed impegno messo in campo ad ogni occasione e non ultimo durante lo sprint finale condotto dal Milan con metà reparto offensivo fuori per motivi ormai noti. Lui e il fantasista barese hanno retto sulle loro spalle l’attacco rossonero e paradossalmente, pur non avendo spalle possenti come quelle dello svedese, hanno creato più occasioni da goal di quanto ci si potesse immaginare. La partita è stata combattuta,  poco ossigeno è stato concesso per respirare e ragionare: pressing a tutto campo da parte di entrambe le squadre e Brescia arrembante, attento e aggressivo per sopperire al gap tecnico dei rivali. Come prevedibile tuoni e fulmini soprattutto a centrocampo: in un revival dal sapore western Hetemaj, Zanetti “mordi-gambe” sempre pronto in queste occasioni e il subentrato Baiocco (altro guerriero in miniatura) affrontano e sfidano ad armi pari Boateng, Van Bommel e il francese Flamini. Il bottino in palio è alto, altissimo: le Rondinelle sono in piena zona retrocessione, ogni partita può essere l’ultima occasione per rimanere aggrappati alla massima serie. Esplicativa è l’immagine di Berardi che trattiene e si avvinghia al giocatore ghanese tanto da sfilargli la maglia. Non si molla nulla. E così il Brescia si impegna e ci crede fino alla fine. La partita ha avuto due fasi nette, una per tempo. A chiunque si fosse fermato a vedere il primo tempo, il risultato potrebbe nemmeno essere così inaspettato. I primi 45 minuti di gioco sono per lo più di marca milanista: sono gli uomini di Allegri, infatti, ad avere il pallino del gioco in mano; procedono a folate, rallentano il ritmo per poi accelerare quando arrivano nei pressi della porta avversaria con inserimenti ed uno-due in spazi stretti o con cambi di gioco da una fascia all’altra per saltare le varie trappole sparse in mezzo al campo. E le occasione non mancano e l’urlo dei tifosi viene strozzato solo per la poca pulizia nel controllo, come capita a Flamini e Robinho, o per la mancanza di precisione come succede a Cassano che davanti al portiere incoccia male il pallone di testa. Un’anticipazione di come si sarebbe trasformato il secondo tempo si ha proprio alla fine con Eder che lancia il guanto di sfida superando in velocità Thiago Silva (monumentale come sempre anche acciaccato) ed impensierendo Abbiati. Reset totale di quanto si è detto fino ad ora: il Brescia entra in campo unendo alla già citata aggressività, anche voglia di spingere e vede la possibilità di poter far male al Diavolo che di colpo si spegne ed entra in confusione. Di Eder è il primo squillo che si libera in area e calcia alto, poi si susseguono a ritmo incessante il colpo di testa di Caracciolo, i tiri di Diamanti e quello di Baiocco dalla distanza . Ma dell’inferno, il Diavolo è padrone, e il Brescia ci finisce dentro, dopo aver sfiorato il paradiso con la traversa colpita dal tuttofare Diamanti. Accecati ed ammaliati dalla possibilità di prendersi i 3 punti, si spingono troppo e male in avanti, lasciando una prateria e invitando gentilmente Cassano (che nel frattempo si era divorato un altro colpo di testa) a servire un comodo assist proprio all’ex giocatore del Manchester City. Ed oltre il danno, arriva anche la beffa con la parata prodigiosa di Abbiati che si tuffa sulla sinistra e sventa un tiro a giro sempre di Diamanti, ultimo ad aver mollato. Immediatamente nella mente di molti è apparso un fotogramma, un flash, ovvero una parata altrettanto straordinaria dell’estremo difensore milanista nel lontano ’99 contro il Perugia all’ultima giornata. Quella parata fu decisiva e consegnò lo scudetto. Altri corsi e ricorsi storici…

Giovanni Sgobba.

Published in: on aprile 26, 2011 at 9:22 pm  Lascia un commento  

Milan – Sampdoria 3-0: il Racconto

Ecco qui la rubrica sul milan!L’autore è il caro amico Vanni,appassionato tifoso e fine conoscitore del calcio italiano.Per tutti i tifosi milanisti e non,buona lettura!

“A questo punto non vincerlo sarebbe un suicidio.L’ammissione, senza nemmeno troppi giri di parole, arriva direttamente da Allegri e testimonia lo stato d’animo che si respira in casa rossonera. Oramai non ci si può più nascondere: al termine della 33esima giornata di Serie A, il Milan si è visto aumentare il distacco  nei confronti delle dirette inseguitrici, entrambe uscite sconfitte, e la sensazione è che questa possa esser stata l’ultima svolta del campionato. La matematica lascia i giochi ancora aperti e l’andamento degli ultimi campionati deve servire da monito e da insegnamento, ma più di un fattore porta a credere che pian piano il sarto meneghino stia scucendo lo scudetto per passarlo da una parte all’altra del Naviglio. Nell’anticipo serale (in concomitanza con l’Inter), il Milan ha fatto un altro passo avanti superando agevolmente una Sampdoria che, non abituata a lottare per le zone basse e priva di un attacco e di un sistema di gioco valido, non ha potuto insidiare un Milan troppo concentrato per l’occasione. Nella mente di tutti sabato sera riecheggiavano ancora le immagini dell’ultimo passo falso casalingo, il pareggio 1-1 contro un ottimo Bari, che assieme alla sconfitta a Palermo, fecero sorgere qualche dubbio e perplessità. Una volta è concesso sbagliare, due no. Detto fatto: 3-0 e pratica Sampdoria archiviata senza troppi grattacapi. A dir la verità il Milan, a differenza del derby e della trasferta fiorentina, inizia senza premere sull’acceleratore, ma al primo vero tiro in porta, colpisce e tramortisce: Seedorf, rigenerato nella sua nuova-vecchia posizione di centrocampista laterale (un atto II verrebbe da dire dopo la prima era “ancelottiana” ), indovina l’angolino giusto su calcio di punizione e trafigge sul suo palo Curci. Prima di questo la Samp si è affacciata nell’area di rigore rossonera in una sola occasione, e sarà l’ultima; poi il vuoto. Il nome di Abbiati viene registrato solo per la sua uscita anzitempo che da la possibilità ad Amelia di sfatare un tabù: prima volta stagionale che il Milan vince con l’ex Genoa in porta. Sono soddisfazioni anche queste. Poi le solite, piacevoli conferme di una squadra camaleontica e intercambiabile che non offre punti di riferimento in mezzo al campo. Elementi rappresentativi di questo momento sono il ghanese Boateng, operaio con il frac per come riesce ad alternare corsa, muscoli e potenza a tocchi di classe e di precisione, mai fumoso e sempre più essenziale e Van Bommel, architetto roccioso lì a centrocampo, che da quando è arrivato (non soffermiamoci sul grave errore del Bayern a lasciarlo andare), non ha fatto rimpiangere Pirlo (prezioso comunque il suo rientro per il finale di stagione). Il secondo tempo, poi, è praticamente accademia. Trovato il secondo goal su calcio di rigore, trasformato da Cassano (subentrato a causa dell’ennesimo infortunio muscolare di Pato), la partita scivola via, tra passaggi e possesso palla. Gli occhi degli spettatori (e non) sono tutti sul tabellone ad attendere le notizie che giungono da Parma, dove contemporaneamente, l’Inter crolla e si spegne. Nel mezzo il terzo goal di Robinho, sempre presente per movimento ed inserimenti, ma sciattone sotto porta, che insacca di testa da posizione facile anche per lui. Molte note positive, dunque, che addolciscono e mascherano quel paio di note stonate (vedi la ormai “solita” squalifica di Ibrahimovic e l’infortunio di Pato) che potrebbero creare qualche insidia nella prossima trasferta a Brescia. A detta di Galliani molto si deciderà nel prossimo turno. Ammesso che non sia già tutto deciso…

Giovanni Sgobba.

Published in: on aprile 19, 2011 at 1:36 pm  Lascia un commento  

Weekend dei verdetti!

Ed ecco iniziamo a scrivere!Iniziamo proprio alla fine di un weekend che forse chiude i giochi in Italia e non solo..Partendo proprio dal Belpaese potremmo ben iniziare dal tonfo del Napoli che con ogni probabilità chiude il discorso scudetto..a essere sinceri un passo falso del Napoli era prevedibile,la squadra partenopea era da tempo in debito con fortuna e errorini arbitrali quindi nessuna sorpresa;però avrà fatto sicuramente male vedere un sogno infrangersi e sarà interessante la reazione che avrà la squadra di Mazzarri.Di reazione invece non si può proprio parlare per l’Inter,reduce da due settimane tra le più disastrose della storia nerazzurra..sabato altra brutta batosta,squadra sempre più stanca e sfilacciata che deve ora guardarsi da Lazio e Udinese non solo per il 3°posto ma anche per la champion’s!Infatti se la Lazio riuscirà a espugnare San Siro per la Beneamata saranno dolori.Chi invece a Milano ride è sicuramente il Milan reduce da un’altra ottima prestazione e soprattutto favorita dai risultati delle rivali!Vincere sembra ormai una formalità,dopo si dovrà pensare al futuro con tanti nomi e suggestive prospettive di mercato..Per il resto c’è ancora molta bagarre sia per un posto al sole in Europa sia per rimanere in A!Per l’europa c’è da registrare il nuovo stop della Juventus che francamente non sembra proprio all’altezza oggi di una competizione europea.Le altre candidate come la Roma sembrano anch’esse fuori dai giochi per i motivi più disparati:nel caso dei giallorossi pesa sicuramente l’avvento della nuova società con probabile rivoluzione della squadra.L’ambiente romano è sempre difficile e mai come ora il povero Montella avrà difficoltà a tenere unito e concentrato il gruppo.Le candidate più serie sono Udinese e Lazio ed è davvero difficile dire chi la spunterà!Sicuramente lo scontro diretto al Friuli dirà molto su queste due squadre..In coda situazione sempre più drammatica per la Samp,davvero a un passo dal baratro:in particolare stupisce la mancanza di reazione dei giocatori,ovviamente col Milan non potevi vincere però ci si aspetta ben altro da una rosa comunque ottima.Poi bisogna sempre assistere a scene orribili come quelle dell’agguato che fanno sempre ribrezzo ma purtroppo in Italia la moda è questa.Molto bene invece Cesena e Lecce,squadre non eccelse ma con una gran voglia di non retrocedere e che forse possono davvero farcela visti anche i risultati delle avversarie.

Chiudiamo ora il capitolo italiano per dare spazio ai campionati esteri,in particolare i maggiori europei ovvero quello spagnolo,inglese,tedesco e francese!Partendo dalla Spagna non si può non partire dall’eterna sfida Real-Barca:primo round pari ma la sensazione è che ora venga il bello!Certo che questo superdualismo non so quanto bene faccia al campionato in sè dato che ormai sembra di assistere al campionato scozzese dove il titolo lo contendono solo Celtic e Rangers!Certo con Real e Barca è tutt’un altro spettacolo però piacerebbe avere un campionato un po più aperto..Per la cronaca il Barca con il pareggio consolida ancora di più il primato e attende solo la fine per festeggiare.Passiamo poi alla perfida Albione:anche qui discorso quasi chiuso anche se la matematica dice di no..Il Manchester United ha un buon vantaggio,non enorme ma più che questo è l’incapacità delle rivali di dare anche il minimo fastidio che fa protendere verso un campionato già definito..L’Arsenal ieri ha pareggiato una partita assurda,a mio parere emblema sia della sfortuna che dell’incapacità dei Gunners di vincere qualcosa..Senza i tanti punti persi in partite abbordabilissime l’Arsenal poteva essere già campione ma questo purtroppo aumenta solo i rimpianti..Il City invece da qualche segnale ed era anche ora perchè vittoria a parte la squadra di Mancini continua a dare l’impressione di essere mal messa in campo con giocatori svogliati e indisciplinati..Speriamo per loro crescano e soprattutto capiscano che solo i soldi non bastano per vincere.Concludo con Germania e Francia:il Borussia si avvia a vincere uno strameritato titolo,vinto con una squadra giovane e spettacolare che dovrebbe far riflettere molti degli addetti ai lavori..Qualche segnale anche dal Bayern autore di una stagione assolutamente folle e che si spera torni presto protagonista.In Francia invece assistiamo all’unico campionato ancora aperto,infatti la sconfitta del Lille e la vittoria del Marsiglia hanno riaperto il discorso e ora tutto è possibile!

Bene questo è quanto!Come mio primo articolo spero di non essere andato troppo male e spero che da oggi siate in tanti a seguirci!Cercheremo di ampliare i nostri argomenti con approfondimenti su singole squadre e tanto altro!Chiudo con una celebre frase di David Strathairn ovvero “Good night and Good luck”.

Alla prossima!

Massimo Lancianese.

Published in: on aprile 18, 2011 at 1:19 pm  Comments (1)  

Hello world!

Ciao a tutti!Il mio nome è Massimo e sono un grande appassionato di calcio a 360°!Come potete vedere dal mio username provo una grande ammirazione per la grande Olanda degli anni 70′,una squadra che ha davvero cambiato il calcio.L’idea di questo blog è di parlare di calcio liberamente e poter esprimere pareri schietti e obiettivi su quello che è il nostro calcio!Ci occuperemo anche di calcio europeo,la mia grande passione con relativi approfondimenti!Il nome del blog è ancora provvisorio e sarà presto cambiato e spero anche in settimana di poter iniziare con qualche articolo!Spero ci seguirete in molti,grazie e buon calcio a tutti!

Published in: on aprile 13, 2011 at 10:45 am  Comments (1)